Pino Bucci racconta il freeski 1°episodio

Highlights | 8 marzo 2012 |

Forse alcuni tra voi non hanno mai sentito parlare di lui, ma la maggior parte di noi lo conosce molto bene! Pino Bucci è il nome della “leggenda” su cui si baserà la nostra serie divisa in tre puntate! Ecco che quest’oggi scopriremo chi è l’uomo che si cela dietro al mito!

Un’incontro, una telefonata, quattro chiacchiere ed ecco che nascono tante idee. Abbiamo incontrato Pino qualche mese fa a Livigno e da lui è nata la voglia di ricordare e raccontare la sua storia… nonchè la storia della crescita del freeski in Italia.

In questi mesi che ci hanno diviso dal nostro primo incontro abbiamo raccolto, grazie anche al suo aiuto, tutto ciò che ci serve per costruire un’articolo “memorabile” sulle “memorie” del freeski! Racconti, critiche, polemiche, ringraziamenti, informazioni, materiali, video e foto… tutto ciò che vi permetterà di calarvi nella storia di uno degli sport più attuali del momento!

Iniziamo l’intervista ed il nostro primo episodio definendoti come un rider che ha fatto la storia del freeski! Racconta ai nostri lettori cosa intendiamo con storia del freeski e dov’è cominciata la tua avventura in questo campo!
Erano gli anni 70 e la scena invernale predominante sulla neve che influenzava la maggior parte dei giovani di all’ora era rappresentata dalla famosa “ Valanga azzurra “ e quindi sci da discesa pali e l’obbiettivo tecnico dello sciatore comune era quello di raggiungere la perfezione della sciata a sci uniti. Ma dagli Stati Uniti invece cominciava ad arrivare un’aria nuova!!!!!! Quegli anni erano caratterizzati anche dai primi gruppi di rottura con tutto ciò che poteva essere tradizionale in tutti i campi: musica, cultura, cinema, arte e di conseguenza anche nello sport e nel nostro caso nello sci.

Era il tempo dei “capelloni “, degli hippies , della musica rock che rompevano tutti gli schemi tradizionali e dall’America arrivava un modo nuovo di interpretare lo sport invernale e di conseguenza una nuova disciplina che si chiamava HOT DOG ( CANE CALDO ). Le prime immagini che arrivavano erano quelle di personaggi strani con capelli lunghi, con abbigliamento strano che saltavano con degli sci strani da mucchi di neve fatti a mano.

Quando sono arrivati in Italia i primi filmati in super 8 e le immagini, che molti giornali specialmente extra settore usavano per la loro spettacolarità, fu amore a prima vista. La prima cosa da fare era quella di trovare l’attrezzatura adatta e qualcuno che mi potesse insegnare qualcosa di valido oltre a cercare di imitare i riders dei filmati.

A quei tempi internet non c’era e tutte le info a riguardo arrivavano maggiormente per passa parola e da qualche sporadico articolo su giornali o riviste… e proprio da quest’ultime dopo tante ricerche scoprii che c’era una azienda italiana che produceva degli sci specifici per l’HOT DOG: era la “ ROY SKI “ di Rovereto. Senza indugio insieme con un mio amico che condivideva questo interesse, partimmo con una Diane arancione alla volta di Rovereto, dove avevo preso appuntamento tramite un negozio con un tecnico dell’azienda che oltre a venderci gli sci ci informò che in Val Senales un tedesco aveva aperto una scuola estiva sul ghiacciaio.

Telefonai dalla prima cabina telefonica a gettoni e parlai con il mitico Peter Lindeken, che avevo già visto in alcune foto e filmati, e prenotammo subito per il mese di luglio. Da lì partì la mia storia di Hot Dogger. Dopo alcuni anni fu abbandonata la dicitura di Hot Dog per fare posto a “Freestyle Ski “ che segnò l’inizio di una lunga storia fino ad arrivare ai giorni d’oggi.

In Italia intanto nasceva l’Associazione Italiana Sci Artistico con sede a Livigno e capitanata all’inizio dal mitico Sandro Mottini e poi da Damiano Bormolini… questo è l’inizio del freestyle in Italia.

Gli anni passano per tutti, ma per te sembrano essersi fermati :-) . Sappiamo infatti che ora dedichi gran parte del tuo tempo a Redbull… ma come tutti noi potevamo immaginare l’ambiente in cui vivi è sempre quello del freestyle! Cosa pensi dello stile di questi giovani skiers? Voi pionieri vi vestivate in modo molto diverso? Al Mottolino di Livigno si vede gente strana girare in park!
Ineffetti il mondo del freestyle è diventato il mio pane quotidiano dai lontani anni settanta! Diciamo che negl’ultimi 40 anni ho visto e vissuto ogni tipo di cambiamento sia nello stile che nelle abitudini! Una grande differenza di abbigliamento è che allora si usavano per lo più tute intere di taglia normale che, se non possedevi eri decisamente fuori moda (ed erano anche comode!), mentre oggi invece si usano giacca e pantaloni larghissimi.

Sul modo di vestire, comunque, non mi piace dare giudizi, rispetto i gusti di tutti però dico solo una cosa che con il tempo ho avuto modo di verificare:” l’abito (molte volte ) non fa il monaco”! Lo stile non determina la persona…ma sono il il gesto sportivo, il carattere ed il modo di vivere e di rapportarsi con la gente che rappresentano l’essere.

Una piccola curiosità personale per sapere se anche loro hanno fatto la storia e poi rimandiamo i lettori alla prossima puntata… Anche tra i pionieri del freestyle s’intravedevano le figure strane, nochè i poser, a fondo pista? Oggi ce ne sono diversi, vestiti ogni anno più cool ed ogni anno più statici nella loro posizione!
Queste figure strane ci sono sempre state e sempre ci saranno l’importane che rimangono al loro posto e che non infastidiscano più di tanto il gesto atletico dei riders!

Una volta con freestyle si intendevano mougles, ballet e aerials… oggi si intendono invece jibbing, trick e ride in park! Hai notato cambiamenti negli’anni nella filosofia freestyle e nel modo di vivere dei riders?….. PER LEGGERE LA CONTINUAZIONE DELL’ITW RIMANETE ONLINE ED IL PROSSIMO MERCOLEDI’ POTRETE SAPERNE DI PIU’!

STAY TUNED

Testo: Valentina Bonfanti

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