Ci siamo lasciati lo scorso giovedì con il secondo episodio sulla storia del Freeski raccontato dall’intramontabile Pino Bucci. Oggi la storia continua e termina qui, ma la vera storia del freeski dobbiamo continuare a scriverla noi, con impegno e serietà.
Tra critiche, giudizi e pareri, siamo giunti al terzo episodio della storia italiana del Freeski. I racconti sono stati molto interessanti ma la nostra intenzione era anche quella di dare uno spunto a qualcuno per arrivare a risolvere gli enormi problemi che ci sono dietro l’organizzazione.
In seguito troverete la parte finale dell’intervista con tante informazioni ancora più interessanti!
Ciao Pino, la volta scorsa ci eravamo concentrati di più su questioni organizzative, mentre oggi ti chiediamo di darci due brevi dritte sulle differenze principali tra il fresstyle dei tuoi tempi ed il freestyle odierno, tenendo in considerazione anche l’evoluzione delle tecniche, dei materiali e delle strutture!
Buongiorno a tutti! Incomincerei con il dire che una volta le discipline erano 3 e ben distinte: Ballet, Mougles, Aerials. Poi negli anni 90 il Freestyle Ski divenne disciplina olimpica e non so perché se ne perse per strada un pezzo, il Ballet. Sparì dunque una disciplina del freestyle molto tecnica e artistica dove ognuno interpretava in gara e non, su un pendio dolce e piatto, un proprio pezzo musicale con sci corti 140\150 e bastoncini più lunghi del normale.
Invece sono arrivate fino ai giorni d’oggi, come discipline olimpiche, solo gobbe ed salti, due specialità dove si richiede molta determinazione, potenza ed un pizzico di incoscienza (ne consegue non alla portata di tutti). Sicuramente, nei primi anni 90, la sparizione del Ballet dalle discipline Freestyle ha portato ad un considerevole calo di utenti nel mondo del Freeski, in quanto il Ballet avvicinava molta gente al nostro mondo (grazie alla sua semplicità) e faceva anche da preparazione per le altre discipline del Freestyle.
Purtroppo l’evidenza storica mi porta ad affermare che quando qualsiasi disciplina freestyle in Italia passa in mano a comitati organizzativi superiori, nel nostro caso alla F.I.S.I. (Federazione italiana sport invernale ) e C.O.N.I. ( comitato olimpico), prima o poi vengono esclusi coloro che avrebbero la possibilità di dare un contributo notevole grazie alle conoscenze, per lasciar posto a personaggi che non capiscono un tubo di freestyle e che vengono messi li e stipendiati. Inoltre come già detto nello scorso episodio anche la figura dei Grandi Tecnici Federali, che hanno riempito uno sport di indole libera con una valanga di regole assurde e vecchie, non ha aiutato la cresita di questo mondo. Ricordo a tutti voi che la parola “freestyle” significa “ Stile Libero”… poche regole e molto stile .
Se dovessi descrivere il freestyle dei tuoi tempi con un aggettivo il freestyle odierno con un altro aggettivo, cosa useresti?
Una volta erano diversi gli aggettivi con cui ci identificavano i media: funanboli, acrobati, clown e ballerini e a noi dava molto fastidio!! in fondo eravamo quelli che avevamo escluso dal nostro mondo tutto ciò che era classico, in netta rottura con le scuole di sci, allenatori e schemi federali… ci sentivamo veramente liberi in quello che facevamo! Ovviamente tutto ciò si rispecchiava anche in parte il nostro modo di vivere lo sport e la vita quotidiana. Eravamo degli artisti incompresi!! Però ci rimane il merito di aver posto le basi di tutto quello che poi sarebbe diventata la scena del FREESTYLE fino ai giorni nostri. Oggi invece l’unico aggettivo usato per chi pratica il freestyle di qualsiasi sport si racchiude in un’unica parola in inglese “RIDER”.
Infine come ultima domanda vorremo chiederti un giudizio spassionato: gli skiers di oggi riuscirebbero a fare il ballet nello stesso ed eccezionale modo in cui voi lo facevate, o sono senza possibilità?
Come dicevo pocanzi, Il Ballet era una disciplina che permetteva di fare delle evoluzioni su piste piatte e dove la creatività e la varietà dei “tricks” determinavano anche un proprio style. Il ballet oltre ad essere una disciplina che richiedeva coordinazione, potenza e stile era la giusta anticamera per le altre discipline quali gobbe e salti. Quando ogni tanto rimetto sotto i piedi, i miei vecchi sci ballet con gli attacchi fissi, con i bastoncini alti fino alle spalle e mi faccio qualche pista old style (per quello che riesco ancora a fare!!), mi fermano in tanti, incuriositi ed affascinati dal mio modo diverso di fare freestyle. Oggi in effetti, manca una disciplina del freeski che ti faccia avvicinare in modo più soft alle varie specialità relegate maggiormente negli snowparks. Rivedendo il ballet in una chiave aggiornata, potrebbe essere molto interessante sviluppare un nuovo STYLE che sia alla portata di un numero maggiore di skiers, che si può praticare su piste non tanto ripide in modalità freeriding, con e senza strutture, in piena libertà ed ognuno con il proprio style. Non vi nascondo che ci sto lavorando!!!!!!!!
Eccovi un video oldschool per farvi capire cosa s’intende per ballet!
Testo: Valentina Bonfanti
Per leggere i due episodi precedenti, cliccate su:
Pino Bucci racconta il freeski 1°episodio
Pino Bucci racconta il freeski 2°episodio
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